Prima di diventare un counselor, per molti anni sono stato un cantante e un cantautore, oltre ad aver esplorato altri mezzi artistici, come la recitazione, il disegno e la danza. Quando ero più piccolo però, era molto facile per me sentire la frustrazione e abbandonare qualsiasi attività artistica quando sentivo di non essere “abbastanza bravo”. Quando qualche volta disegnavo, al liceo, ritraendo compagne di classe o riproducendo personaggi di fumetti e videogiochi, ero molto critico con me stesso, per il fatto di non essere già Botticelli dopo aver preso in mano la matita qualche volta. Mi sono convinto di “non essere bravo” , e quindi ho smesso di farlo. Eppure, se riguardo oggi quei piccoli schizzi sparsi su pagine di appunti e diari, mi rendo conto che non erano poi così male, e soprattutto che racchiudevano molti significati, anche emotivi, che non avrei potuto collezionare in altro modo. E soprattutto, mi divertivo a farlo. Nonostante questo, ho smesso.
Ho smesso anche di ballare, sebbene essere un ballerino fosse il mio sogno di bambino. A un certo punto della mia adolescenza, nonostante lo stigma di essere maschio e voler ballare, avevo trovato, finalmente, il coraggio di superare i giudizi degli altri, e mi ero iscritto a una scuola di danza. Dopo il primo anno, però, ho deciso di smettere perché il mio collo del piede non era abbastanza dritto, perché non ero abbastanza forte, perché, di nuovo, credevo di non essere abbastanza.
Il mio critico interiore era, insomma, molto impegnato nell’evitarmi il giudizio. Ma in realtà, il giudizio non era che il mio.
Il mio critico interiore non mi permetteva di essere un principiante. Ma come si può imparare e migliorare, e diventare “capaci”, se non si è prima incapaci? E poi, cosa significa “capace”? Quando è veramente abbastanza? Ognun* ha la propria asticella, e per qualcun* (forse siamo in tropp*) è troppo alta.
Fortunatamente, nella musica ero abbastanza bravo, quindi sono riuscito a portarla avanti e renderla anche il mio lavoro. Ma anche lì, mi è stato molto difficile accettare che andavo bene così com’ero, e nonostante i riscontri positivi di chi mi ascoltava. Dopo qualche anno, il fatto che la musica era diventata il mio lavoro, mi aveva anche fatto un po’ perdere il piacere di cantare tanto per farlo, soppiantato dal bisogno di farlo per arrivare a un obiettivo (vendere CD, fare concerti, guadagnare…).
Ho imparato, però, nel tempo, che l’arte è fondamentale per il nostro benessere. E ho cominciato a permettermi di sbagliare. Ho cominciato a permettermi di creare, anche se quello che creavo era “brutto” e imperfetto.
Perché la creatività non è un extra. È una parte essenziale della nostra natura. Ognunə di noi è un artista, anche se non acclamato dalla folla, anche se non approvato dai mass media (anche Van Gogh non era particolarmente amato dalla critica, quando era in vita). L’arte ci rende vivi, capaci di immaginare, trasformare, esprimere. È una forza interiore che non ha bisogno di un palcoscenico o di una tela per esistere: abita ogni gesto in cui mettiamo qualcosa di noi.
In un mondo che ci chiede di essere produttivi, efficienti, coerenti, la creatività rischia spesso di diventare un lusso. Un passatempo da rimandare. Qualcosa da riservare al tempo libero (ammesso che ci sia), o ai “veri artisti”.

Ognuno è un Artista
L’idea che “artista” sia solo chi espone in una galleria, pubblica dischi o recita a teatro è una convinzione limitante, ma ancora molto diffusa. In realtà, l’arte non è una professione: è una modalità di espressione dell’essere umano. Ognuno è un artista, perché ognuno ha qualcosa di unico da dire, da sentire, da trasformare in forma.
Quando riconosciamo che la creatività ci appartiene di diritto (come il respiro o il gioco), iniziamo a trattarla con rispetto. A coltivarla. A proteggerla dai giudizi interni ed esterni. Non perché dobbiamo “produrre qualcosa di bello”, ma perché meritiamo di sentirci vivi, liberi, autentici.
E in questo senso, sbagliare è necessario. Creare cose “brutte” è necessario. Per permetterci di migliorare, dobbiamo sbagliare. Ma, cosa molto più importante, per divertirci possiamo sbagliare. L’arte non deve per forza vendere o trovarsi in una galleria o su un palco. Possiamo fare arte anche solo per stare bene con noi stess*, esprimere parti di noi che altrimenti non verrebbero fuori, e entrare in contatto con le nostre emozioni. Per poter fare questo, bisogna lasciare da parte il giudizio.
I Benefici dell’Arte
Esprimersi creativamente significa, prima di tutto, ascoltarsi. Quando creiamo, entriamo in uno stato in cui la mente si fa più silenziosa e ci avviciniamo di più al sentire. Non è solo questione di talento, ma di presenza. Che tu stia cantando sotto la doccia, improvvisando una danza in cucina, scrivendo una poesia o modellando l’argilla, stai comunicando con una parte profonda di te. Una parte che spesso nella quotidianità rimane nascosta, sommersa sotto doveri, aspettative, giudizi.
La creatività è anche un potente strumento di benessere emotivo. Numerosi studi lo confermano: dedicarsi a pratiche artistiche può ridurre lo stress, aumentare l’autostima, migliorare la consapevolezza di sé. Non serve creare “qualcosa di bello”, serve solo permettersi di esprimere ciò che si muove dentro. In questo senso, ogni forma d’arte diventa terapia, anche quando non nasce con quello scopo.
Cantare può liberare emozioni bloccate nella gola. Ballare può sciogliere tensioni accumulate nel corpo. Dipingere può dare colore a pensieri difficili da dire a parole. Recitare può farci esplorare parti di noi che non conoscevamo. Ogni linguaggio creativo diventa una possibilità: per esplorare, per sentire, per guarire.
Crescere, evolvere, conoscerci meglio: tutto questo passa anche dalla creatività. Eppure, quante volte ci siamo sentiti dire che non siamo “portati”? Quante volte ci siamo autocensurati prima ancora di iniziare, convinti che “non ne valga la pena”? Magari da bambini amavamo disegnare, inventare storie, costruire mondi immaginari… ma poi qualcosa, o qualcuno, ci ha fatto smettere.
C’è bisogno di riappropriarsi del proprio atto creativo, c’è bisogno di sentirsi artisti. Sì, anche tu.
Per questo, io e la mia collega Camilla, abbiamo pensato di offrire un piccolo spazio, gratuito, dove esplorare la tua arte e il tuo giudizio interiore, per riappropriarti di un pezzettino di creatività.

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Valerio
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